QUINTO MARTINI
RAPPRESAGLIA
Quinto Martini (1908 - 1990), figlio di contadini e autodidatta, fu scoperto da Ardengo Soffici, che lo introdusse all'arte europea e al gruppo de “Il Selvaggio”. Fondamentale fu il servizio di leva a Torino (1928 - 1929), dove frequentò l'ambiente antifascista, aprendosi a una cultura figurativa internazionale in contrasto con il regime. Tornato in Toscana, si affermò come scultore. La sua arte, maturata tra influenze piemontesi e radici rurali, fonde una moderna sensibilità civile con un linguaggio plastico essenziale e vigoroso.
L’artista «durante la lotta di liberazione ha eseguito numerosi disegni sul tema della Resistenza, che si distinguono per l'immediatezza dell'espressione». (Mario De Micheli, Disegni della Resistenza 1941-1945, 1986).
In questa composizione l’artista sceglie una struttura verticale e asimmetrica, costruita su un forte contrasto tra la rigidità di una scala e l'abbandono di un corpo senza vita. Sulla sinistra domina una scala a pioli, resa con tratti decisi, mentre al centro, la figura di un uomo impiccato, con le mani legate dietro la schiena, appare sospesa nel vuoto.
In questa composizione l’artista sceglie una struttura verticale e asimmetrica, costruita su un forte contrasto tra la rigidità di una scala e l'abbandono di un corpo senza vita. Sulla sinistra domina una scala a pioli, resa con tratti decisi, mentre al centro, la figura di un uomo impiccato, con le mani legate dietro la schiena, appare sospesa nel vuoto.