GIUSEPPE MOTTI
E COME POTEVAMO
NOI CANTARE
Il disegno è la raffigurazione della poesia Alle fronde dei salici di Salvatore Quasimodo, dal cui primo verso trae il titolo.
«E come potevamo noi cantare | con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze | sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero | della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo? | Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese, | oscillavano lievi al triste vento».
(Salvatore Quasimodo, Alle fronde dei salici, 1944).
L’artista utilizza campiture di colore più estese, la cui stesura è piatta e opaca. Nei volti e nelle mani, il tratto diventa agitato e sintetico. La mano alzata della figura centrale è resa con pochi tratti che estremizzano il gesto di disperazione. La struttura dell'opera è caotica e frammentata, riflettendo lo shock di una scena di esecuzione o di un eccidio. Sullo sfondo, figure impiccate e corpi abbandonati sono resi come ombre scure, quasi dei fantasmi.
«E come potevamo noi cantare | con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze | sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero | della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo? | Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese, | oscillavano lievi al triste vento».
(Salvatore Quasimodo, Alle fronde dei salici, 1944).
L’artista utilizza campiture di colore più estese, la cui stesura è piatta e opaca. Nei volti e nelle mani, il tratto diventa agitato e sintetico. La mano alzata della figura centrale è resa con pochi tratti che estremizzano il gesto di disperazione. La struttura dell'opera è caotica e frammentata, riflettendo lo shock di una scena di esecuzione o di un eccidio. Sullo sfondo, figure impiccate e corpi abbandonati sono resi come ombre scure, quasi dei fantasmi.