AMPELIO TETTAMANTI
Gappisti di sentinella
alla fabbrica
Pittore lombardo di estrazione operaia, Ampelio Tettamanti (1914 - 1961) legò indissolubilmente la sua arte alla militanza nel PCI e all'esperienza della Resistenza, che influenzò radicalmente il suo linguaggio pittorico. Attivo disegnatore per “L’Unità” e i giornali murali, si distinse come figura di spicco dell’arte engagé, partecipando a tre edizioni della Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma. Nel dopoguerra è stato animatore del gruppo milanese “15 Borgonuovo”, dedicandosi a una pittura di forte impegno sociale e realismo civile. Il suo stile si rinnova dopo un viaggio ufficiale in Cina nel 1956, facendosi più rapido, corposo e dilatato nelle forme. Negli ultimi anni si allontana dal Realismo politico per approdare a un naturalismo fantastico e intricato, anticipando tematiche vicine all’Informale.
Il disegno raffigura due gappisti armati, membri dei Gruppi di Azione Patriottica, che osservano una fabbrica. Qui la pennellata è molto più fluida. L’artista utilizza ampie campiture di acquerello composto da inchiostro diluito per creare le silhouette scure dei gappisti e le strutture della fabbrica. Le figure umane sono quasi completamente nere, stagliate contro un cielo color ocra, enfatizzando l’anonimato dei combattenti clandestini. I GAP erano unità della Resistenza che operavano nelle città; qui sono rappresentati a guardia di un sito industriale. Lo sfondo è dominato da ciminiere e strutture metalliche, simboli della periferia industriale che è stata il cuore pulsante della lotta partigiana urbana.
«E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città…» (Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny, 1968).
Il disegno raffigura due gappisti armati, membri dei Gruppi di Azione Patriottica, che osservano una fabbrica. Qui la pennellata è molto più fluida. L’artista utilizza ampie campiture di acquerello composto da inchiostro diluito per creare le silhouette scure dei gappisti e le strutture della fabbrica. Le figure umane sono quasi completamente nere, stagliate contro un cielo color ocra, enfatizzando l’anonimato dei combattenti clandestini. I GAP erano unità della Resistenza che operavano nelle città; qui sono rappresentati a guardia di un sito industriale. Lo sfondo è dominato da ciminiere e strutture metalliche, simboli della periferia industriale che è stata il cuore pulsante della lotta partigiana urbana.
«E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città…» (Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny, 1968).