PINO PONTI
PRIGIONIERI
Pino Ponti, pittore veneziano attivo a Milano, ha distinto la sua arte per un precoce e coraggioso spirito antifascista, subendo sequestri di opere e il confino già negli anni Trenta. Esprime il suo dissenso attraverso uno stile satirico-grottesco, diventando una figura di riferimento per i giovani artisti del movimento di “Corrente”. Durante l’occupazione nazifascista ha vissuto in clandestinità a Pandino, dove opera attivamente per la Resistenza. Nel dopoguerra, la sua pittura attraversa una fase post cubista che converge verso una grande attenzione per le tematiche sociali incentrate sul mondo delle fabbriche e sulla difesa della democrazia.
Questo disegno rappresenta un gruppo di prigionieri a torso nudo. Si tratta di un’opera figurativa con una notevole carica espressiva. Sono evidenti i tratti decisi per i contorni e le sfumature più leggere per dare volume ai corpi. Il segno è nervoso e l’autore si concentra sulla sintesi delle forme e sull'intensità dello sguardo. La figura in primo piano domina la scena, mentre sullo sfondo si affollano altri volti appena accennati. Il volto del soggetto principale presenta tratti marcati, occhi grandi e orecchie leggermente accentuate, che suggeriscono una vulnerabilità psicologica e conferiscono un’aura di inquietudine.
«Per Pino Ponti la guerra coincide con una più sicura assunzione di ruolo [...] quello del testimone» (Alberto Crespi, Uomini al muro. Pino Ponti. Disegni di guerra e della Resistenza 1943-1945, 2015).
Questo disegno rappresenta un gruppo di prigionieri a torso nudo. Si tratta di un’opera figurativa con una notevole carica espressiva. Sono evidenti i tratti decisi per i contorni e le sfumature più leggere per dare volume ai corpi. Il segno è nervoso e l’autore si concentra sulla sintesi delle forme e sull'intensità dello sguardo. La figura in primo piano domina la scena, mentre sullo sfondo si affollano altri volti appena accennati. Il volto del soggetto principale presenta tratti marcati, occhi grandi e orecchie leggermente accentuate, che suggeriscono una vulnerabilità psicologica e conferiscono un’aura di inquietudine.
«Per Pino Ponti la guerra coincide con una più sicura assunzione di ruolo [...] quello del testimone» (Alberto Crespi, Uomini al muro. Pino Ponti. Disegni di guerra e della Resistenza 1943-1945, 2015).