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GIOVANNI PAGANIN
NUDI TORMENTATI

Donna che grida, 1944, pittura su carta, cm 32,4 x 22,1
Studio per “Fucilato”, 1943, inchiostro di seppia su carta, cm 37,9 x 28,8
Vittima, 1944, Inchiostro su carta, cm 32,3 x 22
Vittima, 1944, Inchiostro su carta, cm 32,3 x 22
Rappresaglia, 1944, inchiostro e acquarello su carta, cm 40,2 x 27,2
Studio per “Fucilazione”, 1944, tempera su carta, cm 39,4 x 29,4

Giovanni Paganin (1913 - 1997) si unisce al gruppo di “Corrente” a Milano, affermandosi nel 1946 tra i firmatari del manifesto neorealista Oltre Guernica. Dopo aver contratto una grave malattia sul fronte albanese, si ritira ad Asiago dove produce intense sculture in legno. Rientrato a Milano nel 1952, affianca alla costante attività espositiva in Biennali e Quadriennali una lunga carriera didattica tra l'Accademia di Brera e il Liceo Artistico. Paganin è l’artista più rappresentato nella collezione.

«[...] il nudo verticale, virile e femminile, diventò un emblema totale della realtà. [...] Questi suoi nudi, a metterli insieme, ormai potrebbero formare una foresta. Sono nudi ruvidi, duri, nodosi, scorticati: nudi tormentati, percorsi da fenditure, dilavati e corrosi. L'immagine dell'uomo e della donna è davvero ossessiva. Paganin ha coscienza che intorno all'uomo agiscono forze nemiche che ne minacciano l’integrità: ecco il motivo per cui i suoi personaggi hanno sempre qualcosa di epico, di eroico.»
(Mario De Micheli, L’arte sotto le dittature, 2000).

L’artista rappresenta le vittime riprendendo il modello classico. La cura per i dettagli della muscolatura e del corpo avvicina le sue figure ai nudi di impronta classica di stampo michelangiolesco.