ALFREDO MANTICA
Eccidio
Alfredo Mantica (1903 - 1996), milanese di Senago, artista autodidatta, si diploma all'Istituto Statale d’Arte Paolo Toschi di Parma. Nel capoluogo lombardo è vicino a “Corrente”, partecipando alla prima mostra del gruppo. Il realismo della sua pittura arriva a piena definizione negli anni Cinquanta, consacrato dalla vittoria del Premio Lissone nel 1953. Espone le sue opere alla galleria Bergamini di Milano nel 1954 e 1955, e nel 1957 partecipa alla Biennale nazionale di Milano.
Il disegno raffigura una massa indistinta di corpi sulla quale spicca un soggetto maschile nudo, in piedi e con le braccia aperte. La postura della figura centrale e le pennellate richiamano l’iconografia del Cristo in croce. L’opera si distingue per un linguaggio visivo di straordinaria intensità drammatica, dove la tecnica e l'iconografia si fondono in un grido di denuncia civile. L’immagine è dominata dal chiaroscuro. Il tratto è rapido, assimilabile al violento, tipico di una realizzazione “dal vero” o dettata dall’urgenza emotiva del momento storico. Le linee sono essenziali, quasi scarnificate, prive di decorativismo. Le braccia spalancate verso l’alto formano una linea a “Y” che trasfigura il dolore umano in una dimensione sacrale, evocando il sacrificio cristologico.
«A tutto si può prendere un uomo tranne una cosa: l'ultima delle libertà umane – scegliere il proprio atteggiamento in ogni circostanza, scegliere la propria strada» (Viktor Frankl, L'uomo in cerca di senso, 2017).
Il disegno raffigura una massa indistinta di corpi sulla quale spicca un soggetto maschile nudo, in piedi e con le braccia aperte. La postura della figura centrale e le pennellate richiamano l’iconografia del Cristo in croce. L’opera si distingue per un linguaggio visivo di straordinaria intensità drammatica, dove la tecnica e l'iconografia si fondono in un grido di denuncia civile. L’immagine è dominata dal chiaroscuro. Il tratto è rapido, assimilabile al violento, tipico di una realizzazione “dal vero” o dettata dall’urgenza emotiva del momento storico. Le linee sono essenziali, quasi scarnificate, prive di decorativismo. Le braccia spalancate verso l’alto formano una linea a “Y” che trasfigura il dolore umano in una dimensione sacrale, evocando il sacrificio cristologico.
«A tutto si può prendere un uomo tranne una cosa: l'ultima delle libertà umane – scegliere il proprio atteggiamento in ogni circostanza, scegliere la propria strada» (Viktor Frankl, L'uomo in cerca di senso, 2017).