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PIPPO POZZI
Senza titolo [Rastrellamento
o Studio per fucilazione]

s.d. [sec. XX, secondo quarto]
Inchiostro su carta
cm 31,8 x 43,8
Pippo Pozzi (1910 - 1999), formatosi ad Alessandria e segnato dai conflitti in Africa e Grecia, traduce l'orrore bellico in disegni dal realismo crudo. Il suo impegno culmina nel dopoguerra con una partecipazione attiva alla celebrazione della Resistenza, esponendo in occasione dei decennali della Liberazione. Promotore instancabile di democrazia e libertà, ha consacrato la sua arte alla memoria civile, testimoniata da mostre fondamentali come quella al Museo del Risorgimento nel 1972. La sua opera rimane un ponte tra il dramma del fronte e l'impegno politico-culturale per un’Italia libera.

La tecnica di Pozzi asseconda perfettamente la violenza della fucilazione: le pennellate sono rapide, quasi sintetiche, stese con un inchiostro denso nero che si propaga per gran parte della pagina. Non c'è spazio per il dettaglio anatomico: le figure sono ridotte a sagome anonime e tremanti, dove le braccia alzate sono il gesto estremo di chi si arrende di fronte al plotone d’esecuzione. Uomini, donne e bambini sono distinguibili solo per le diverse altezze e i pochi tratti dell'abbigliamento. Le ombre scure e pesanti ai piedi dei condannati sembrano quasi delle voragini che trascinano i corpi verso il basso, accentuando il senso di una fine imminente e inevitabile. È un’opera che non vuole descrivere, ma far vibrare l’orrore con un tratto grafico essenziale e tagliente.